Vademecum psicologico per affrontare il Coronavirus

Da un documento pubblicato dall’Ordine degli Psicologi alcuni...

Vademecum psicologico per affrontare il Coronavirus

Da un documento pubblicato dall’Ordine degli Psicologi alcuni suggerimenti per orientare al meglio pensieri, emozioni e comportamenti nell’emergenza COVID-19.

Vademecum psicologico per affrontare il CoronavirusL’emergenza epidemica di COVID-19 ha posto le persone di fronte a questioni nuove facendo emergere vecchi schemi psicosociali. Il problema oggettivo diventa soggettivo in base al vissuto psicologico ed alle emozioni che l’argomento suscita in ogni persona: la percezione del rischio di COVID-19 può essere così distorta ed amplificata e portare ad un’eccessiva preoccupazione o addirittura al panico, con l’attuazione di comportamenti disadattativi e la riduzione delle difese dell’organismo.

Avere timori e paure è del tutto normale

La paura è un’emozione innata, potente ed utile, ed è stata selezionata dall’evoluzione della specie umana per permettere di prevenire i pericoli e di reagire ad essi tempestivamente. Può, invece, diventare patologica quando è eccessiva rispetto alla situazione o quando è in grado di permanere per un lungo periodo di tempo così da compromettere le normali attività della vita quotidiana. Generalmente si tende ad avere più paura dei fenomeni sconosciuti, rari o nuovi, e la diffusione di COVID-19 ne è un esempio.

A fronte del numero dei positivi e della prossima stagione influenzale, con sintomi sovrapponibili al COVID-19, la riapertura delle scuole rischia di creare una nuova situazione di allarme e di disagio emotivo da pandemia.

Dobbiamo razionalizzare che il sistema sanitario oggi è più preparato nelle risposte e che comunque la correlazione tra positivi e ricoveri è certamente più bassa rispetto a prima, trattandosi in gran parte di asintomatici. Dovremmo aver acquisito una resilienza anche psicologica a fronte di una pandemia improvvisa nella prima fase, con una migliore capacità di esternare preoccupazioni ed ansie con persone delle quali si ha fiducia, e se necessario con medici e psicologi.

Le raccomandazioni degli psicologi

Il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi (CNOP) ha pubblicato un Vademecum psicologico per i cittadini con alcuni suggerimenti per orientare al meglio pensieri, emozioni e comportamenti di fronte al problema dell'emergenza COVID-19.

Ecco quindi alcune indicazioni anti-panico che possono essere d’aiuto in questa situazione:

1. Non sottovalutare e non sopravvalutare il problema
Il rapporto tra efficienza dei nostri comportamenti e paura è descritto da una curva a forma di gobba di cammello: sottovalutare il problema non è efficace in quanto porta a comportamenti inadeguati, come non lo è sopravvalutarlo dato che ciò genera molta paura a fronte di una scarsa efficienza. Soltanto la corretta considerazione del pericolo è in grado di aiutarci e di aumentare il nostro quoziente di resilienza.

2. Attenersi ai fatti, ovvero al pericolo oggettivo
SARS-CoV-2 è un virus contagioso ma come ha sottolineato l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) su 100 persone che si ammalano la maggior parte ha solo problemi lievi. L’attuazione di misure collettive eccezionali scaturisce dalla necessità di arginare l’epidemia, in quanto la quota di persone che ha problemi più seri diventa importante e difficilmente gestibile se i contagiati sono molti.

3. Evitare di farsi prendere dal panico
Molte persone che provano ansia cercano di controllarla mettendo in atto comportamenti irrazionali e poco produttivi che possono portare ad un maggiore stress, diminuire la capacità di giudizio e portare ad ignorare i dati oggettivi e le azioni protettive semplici, apparentemente banali ma molto efficaci, come quelle indicate dalle Autorità sanitarie.

4. Equilibrio tra sentimento di paura e rischio oggettivo
Troppe emozioni impediscono il ragionamento corretto e frenano la capacità di vedere le cose in una prospettiva giusta e più ampia, allargando cioè lo spazio-tempo con cui esaminiamo i fenomeni. È difficile controbattere le emozioni con i ragionamenti, però è bene cercare di basarsi sui dati oggettivi.

5. No alla ricerca ossessiva dell’invulnerabilità
Siamo preoccupati della nostra vulnerabilità e di quella dei nostri cari, pertanto cerchiamo di renderli invulnerabili. Tuttavia la ricerca ossessiva dell’invulnerabilità è controproducente perché ci rende eccessivamente paurosi, incapaci di affrontare il futuro perché troppo rinchiusi in noi stessi.

Alcune buone pratiche:

1. Evitare la ricerca compulsiva di informazioni, usare e diffondere fonti informative affidabili
Ridurre la sovraesposizione
alle informazioni dei media e dei social network. Una volta acquisite le informazioni di base su cosa succede e che cosa fare, è sufficiente verificare gli aggiornamenti attraverso fonti affidabili come quelle del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore della Sanità.

Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

In questo modo è possibile avere tutte le informazioni necessarie per proteggersi senza farsi sommergere da un flusso ininterrotto di allarmi ansiogeni.

 

2. Un fenomeno collettivo e non personale
II Coronavirus non è un fenomeno che ci riguarda individualmente. Come nel caso dei vaccini, ci dobbiamo proteggere come collettività responsabile.
L'Istituto Superiore di Sanità indica alcune semplici azioni di prevenzione individuale (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/) che risultano in grado di ridurre significativamente i rischi di contagio.

 

3. Agire responsabilmente per un fenomeno collettivo
Se ci si è fatti un’idea corretta del fenomeno e non si prova alcuna paura infondata, è bene cercare di aiutare gli altri raccontando in modo semplice le raccomandazioni qui elencate. È possibile fornire queste semplici informazioni ragionando con calma e pazienza, senza disprezzare chi non è correttamente informato. Agire tutti in modo informato e responsabile e aiutarsi reciprocamente a farlo aumenta la capacità di protezione della collettività.

 

4. Proteggere i più piccoli
È importante proteggere le categorie più fragili, come anziani e soggetti con comorbidità, ma anche i bambini: di fronte alle loro domande è bene rispondere in modo sereno e corretto evitando di esporli ad informazioni allarmistiche.

L’ISS, tramite il sito EpiCentro, dedica una sezione alla gestione dello stress in questa situazione di emergenza con un approfondimento sui comportamenti consigliati per controllare lo stress e mitigare l’ansia, con particolare focus rivolto ai genitori di bambini da zero a tre anni: Covid-19: far fronte allo stress in casa e famiglia.

5. Non temere di chiedere aiuto
Se ansia e paura risultano eccessive non bisogna vergognarsi di parlarne apertamente e chiedere aiuto ad uno psicologo professionista.

Vademecum psicologico per affrontare il CoronavirusL’emergenza epidemica di COVID-19 ha posto le persone di fronte a questioni nuove facendo emergere vecchi schemi psicosociali. Il problema oggettivo diventa soggettivo in base al vissuto psicologico ed alle emozioni che l’argomento suscita in ogni persona: la percezione del rischio di COVID-19 può essere così distorta ed amplificata e portare ad un’eccessiva preoccupazione o addirittura al panico, con l’attuazione di comportamenti disadattativi e la riduzione delle difese dell’organismo.

Avere timori e paure è del tutto normale

La paura è un’emozione innata, potente ed utile, ed è stata selezionata dall’evoluzione della specie umana per permettere di prevenire i pericoli e di reagire ad essi tempestivamente. Può, invece, diventare patologica quando è eccessiva rispetto alla situazione o quando è in grado di permanere per un lungo periodo di tempo così da compromettere le normali attività della vita quotidiana. Generalmente si tende ad avere più paura dei fenomeni sconosciuti, rari o nuovi, e la diffusione di COVID-19 ne è un esempio.

A fronte del numero dei positivi e della prossima stagione influenzale, con sintomi sovrapponibili al COVID-19, la riapertura delle scuole rischia di creare una nuova situazione di allarme e di disagio emotivo da pandemia.

Dobbiamo razionalizzare che il sistema sanitario oggi è più preparato nelle risposte e che comunque la correlazione tra positivi e ricoveri è certamente più bassa rispetto a prima, trattandosi in gran parte di asintomatici. Dovremmo aver acquisito una resilienza anche psicologica a fronte di una pandemia improvvisa nella prima fase, con una migliore capacità di esternare preoccupazioni ed ansie con persone delle quali si ha fiducia, e se necessario con medici e psicologi.

Le raccomandazioni degli psicologi

Il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi (CNOP) ha pubblicato un Vademecum psicologico per i cittadini con alcuni suggerimenti per orientare al meglio pensieri, emozioni e comportamenti di fronte al problema dell'emergenza COVID-19.

Ecco quindi alcune indicazioni anti-panico che possono essere d’aiuto in questa situazione:

1. Non sottovalutare e non sopravvalutare il problema
Il rapporto tra efficienza dei nostri comportamenti e paura è descritto da una curva a forma di gobba di cammello: sottovalutare il problema non è efficace in quanto porta a comportamenti inadeguati, come non lo è sopravvalutarlo dato che ciò genera molta paura a fronte di una scarsa efficienza. Soltanto la corretta considerazione del pericolo è in grado di aiutarci e di aumentare il nostro quoziente di resilienza.

2. Attenersi ai fatti, ovvero al pericolo oggettivo
SARS-CoV-2 è un virus contagioso ma come ha sottolineato l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) su 100 persone che si ammalano la maggior parte ha solo problemi lievi. L’attuazione di misure collettive eccezionali scaturisce dalla necessità di arginare l’epidemia, in quanto la quota di persone che ha problemi più seri diventa importante e difficilmente gestibile se i contagiati sono molti.

3. Evitare di farsi prendere dal panico
Molte persone che provano ansia cercano di controllarla mettendo in atto comportamenti irrazionali e poco produttivi che possono portare ad un maggiore stress, diminuire la capacità di giudizio e portare ad ignorare i dati oggettivi e le azioni protettive semplici, apparentemente banali ma molto efficaci, come quelle indicate dalle Autorità sanitarie.

4. Equilibrio tra sentimento di paura e rischio oggettivo
Troppe emozioni impediscono il ragionamento corretto e frenano la capacità di vedere le cose in una prospettiva giusta e più ampia, allargando cioè lo spazio-tempo con cui esaminiamo i fenomeni. È difficile controbattere le emozioni con i ragionamenti, però è bene cercare di basarsi sui dati oggettivi.

5. No alla ricerca ossessiva dell’invulnerabilità
Siamo preoccupati della nostra vulnerabilità e di quella dei nostri cari, pertanto cerchiamo di renderli invulnerabili. Tuttavia la ricerca ossessiva dell’invulnerabilità è controproducente perché ci rende eccessivamente paurosi, incapaci di affrontare il futuro perché troppo rinchiusi in noi stessi.

Alcune buone pratiche:

1. Evitare la ricerca compulsiva di informazioni, usare e diffondere fonti informative affidabili
Ridurre la sovraesposizione
alle informazioni dei media e dei social network. Una volta acquisite le informazioni di base su cosa succede e che cosa fare, è sufficiente verificare gli aggiornamenti attraverso fonti affidabili come quelle del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore della Sanità.

Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

In questo modo è possibile avere tutte le informazioni necessarie per proteggersi senza farsi sommergere da un flusso ininterrotto di allarmi ansiogeni.

 

2. Un fenomeno collettivo e non personale
II Coronavirus non è un fenomeno che ci riguarda individualmente. Come nel caso dei vaccini, ci dobbiamo proteggere come collettività responsabile.
L'Istituto Superiore di Sanità indica alcune semplici azioni di prevenzione individuale (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/) che risultano in grado di ridurre significativamente i rischi di contagio.

 

3. Agire responsabilmente per un fenomeno collettivo
Se ci si è fatti un’idea corretta del fenomeno e non si prova alcuna paura infondata, è bene cercare di aiutare gli altri raccontando in modo semplice le raccomandazioni qui elencate. È possibile fornire queste semplici informazioni ragionando con calma e pazienza, senza disprezzare chi non è correttamente informato. Agire tutti in modo informato e responsabile e aiutarsi reciprocamente a farlo aumenta la capacità di protezione della collettività.

 

4. Proteggere i più piccoli
È importante proteggere le categorie più fragili, come anziani e soggetti con comorbidità, ma anche i bambini: di fronte alle loro domande è bene rispondere in modo sereno e corretto evitando di esporli ad informazioni allarmistiche.

L’ISS, tramite il sito EpiCentro, dedica una sezione alla gestione dello stress in questa situazione di emergenza con un approfondimento sui comportamenti consigliati per controllare lo stress e mitigare l’ansia, con particolare focus rivolto ai genitori di bambini da zero a tre anni: Covid-19: far fronte allo stress in casa e famiglia.

5. Non temere di chiedere aiuto
Se ansia e paura risultano eccessive non bisogna vergognarsi di parlarne apertamente e chiedere aiuto ad uno psicologo professionista.


Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2022

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